UN GRANELLO DI SABBIA CHE PESA COME UN MACIGNO

Categorie Ecologia e Sostenibilità

Sabbia… Le prime cose che vengono in mente quando pronunciamo questa parola probabilmente sono l’estate, il mare, una lunga spiaggia di sabbia bianca, bambini che giocano costruendo castelli con secchielli e palette…. In molti documentari e servizi fotografici poi ci raccontano di spiagge fantastiche, incontaminate, sconfinate…

Tutto bellissimo e idilliaco insomma. Peccato che questo sia solo un lato della medaglia, quello che ci fa comodo pensare, che ci fa comodo raccontare, vedere. Ma in realtà c’è un lato oscuro che riguarda la sabbia, a cui nessuno pensa, di cui quasi nessuno parla, di cui in troppi hanno paura a raccontare. Un lato oscuro che narra di estrazione, costruzione, sfruttamento ed esaurimento della materia, disastri ecologici, guerre politiche, mafie…

Ed è qui che comincia un’altra storia, la nostra storia.

E comincia partendo da due dati inconfutabili: la sabbia è il secondo elemento naturale più sfruttato al mondo dopo l’acqua, e non è inesauribile.

Ebbene si, noi non ci pensiamo mai, io personalmente nemmeno, sarei ipocrita a dire il contrario, ma la sabbia ci circonda praticamente 24 ore al giorno, ovunque siamo, in qualsiasi angolo del mondo viviamo. Perchè di sabbia sono fatte le strade, i palazzi, i vetri delle finestre e delle bottiglie che compriamo o usiamo, parti più o meno visibili degli smartphone che ormai tutti teniamo in mano, ed in particolare molti dei chip interni e gli schermi, ed altro ancora.

Ma mentre il silicio di cui è fatto il vetro è altamente riciclabile, come anche molte componenti dei chip di telefoni e pc, il calcestruzzo e l’asfalto invece non lo sono, e purtroppo la maggior parte della sabbia estratta ogni anno finisce proprio imprigionata in questi materiali di largo consumo di massa.

Per capire la portata di questo problema, basta pensare a quanta sabbia serve per costruire una casa di medie dimensioni, ovvero circa 200 tonnellate da mischiare col cemento, mentre ne servono invece 30 mila per asfaltare un chilometro di autostrada.

In totale si stima che ogni anno vengano utilizzati 55 miliardi di tonnellate di sabbia per le attività umane, e le previsioni parlano di un aumento del 5% annuo con le tendenze attuali di urbanizzazione. Da sottolineare come negli ultimi anni ci sia stato un deciso incremento anche a causa delle politiche di espansione di molti Stati o città, come gli Emirati e Singapore, dove costa meno costruire nuova terra sul mare piuttosto che comprare terreni sulla terraferma.

E anche l’aspetto economico non è da sottovalutare: nel 2016, solo negli Stati Uniti d’America, il valore della produzione e dell’uso di sabbia per costruzioni è stato stimato in circa 9 miliardi di dollari, in costante aumento negli anni successivi, mentre non si hanno dati certi per la Cina, che è il primo esportatore a livello mondiale.

Ma da dove proviene tutta questa sabbia? E perchè si parla di materia prima in esaurimento?

Innanzitutto va detto che non tutta la sabbia è uguale, e non tutta è utilizzabile nelle costruzioni: in generale, la sabbia più richiesta è quella non uniforme, spigolosa possiamo dire, che si trova in alcuni fiumi, non in tutti i laghi, in alcune paludi alluvionali e in certi tipi di spiagge e mari, e costituisce meno dell’1% di tutta la terra presente sul nostro pianeta.

Questa localizzazione non uniforme di quella utilizzabile per attività umane fa si che si crei anche un notevole problema di inquinamento, dovuto al trasporto, prevalentemente via mare, a volte anche da un capo all’altro del pianeta.

L’esempio più rappresentate che racchiude tutti questi problemi è la situazione della penisola arabica: la sabbia del deserto non è una “buona” sabbia, in quanto è stata levigata dal vento ed è quindi troppo liscia e troppo fine, motivo per cui Arabia ed Emirati comprano e importano la maggior parte di quella che usano da aziende che la estraggono da fiumi e mari del sud-est asiatico. Ma anche in America hanno di questi problemi: tanto per fare un esempio, la sabbia della Florida non ha la struttura adatta per scopi di edilizia, quindi gran parte di quella che viene usata nel sud degli Stati Uniti viene estratta e importata dal Messico.

Inoltre, come dicevamo, la sabbia non è un bene inesauribile: il suo ciclo di formazione dura 200 milioni di anni, e parte da molto lontano, spesso addirittura dall’erosione sulle cime delle catene montuose; i corsi d’acqua dolce, poi, portano nei mari i detriti che vengono distribuiti dalle correnti a dalle onde lungo i litorali.

Tipiche spiagge “costruite” dall’apporto sabbioso dei fiumi sono ad esempio quelle adriatiche, molto estese e con granelli di sabbia fini e sottili, mentre quelle che troviamo in Liguria, con ciottoli arrotondati di dimensioni più grandi, hanno origine dallo sgretolamento da parte delle onde delle coste alte e rocciose tipiche di quelle zone.

Ma il problema oggi è che la richiesta supera decisamente l’offerta: come accennato in precedenza siamo ormai arrivati ad estrarne circa 55 miliardi di tonnellate all’anno, e questa quantità è più del doppio di quella trasportata da tutti i fiumi presenti sulla Terra! Se a questo aggiungiamo che viene ricavata solo da determinate zone, si fa presto a capire che proprio in queste zone si stanno creando dei danni ambientali di proporzioni gigantesche.

E di esempi a riguardo ormai se ne conoscono a decine.

In Indonesia sono scomparse 24 isole a causa dell’attività estrattiva, per lo più illegale, dovuta alla richiesta di sabbia da parte di Singapore. In Florida, per via dell’estrazione massiccia operata nel Golfo del Messico, stanno scomparendo decine di spiagge e molte zone abitative in riva al mare sono già state abbandonate: questo accade perchè il mare si sta riappropriando dalla costa della sabbia che gli è stata portata via dai fondali!!

Alcuni ricercatori hanno scoperto che l’erosione dei corsi fluviali in India ha moltiplicato i danni degli allagamenti nello Stato del Kerala. In Cina invece è stata vietata la pratica lungo lo Yangtze dopo che diversi ponti erano diventati instabili e parecchi chilometri di banchina fluviale erano collassati, sempre a causa dell’estrazione di sabbia. In Vietnam, secondo quanto scritto dalla rivista Nature, il governo ha costretto quasi 500 mila persone ad abbandonare le proprie abitazioni in prossimità del delta del fiume Mekong dopo che le sponde sono franate indebolite dall’attività di estrazione. E si ritiene anche che tra le principali cause delle alluvioni provocate dall’uragano Harvey, nel 2017, ci sia l’attività estrattiva nei pressi del fiume San Jacinto, in Texas. Tra l’altro un recente rapporto del Water Integrity Network ha dimostrato come i danni causati dallo tsunami che colpì l’Oceano Indiano nel 2004 vennero esaltati dall’esagerata estrazione di sabbia avvenuta negli anni precedenti in prossimità delle coste dei Paesi colpiti.

A tutto ciò si devono aggiungere le problematiche che si stanno creando anche a livello di fauna e di inquinamento: sempre in Cina, ad esempio, lo sfruttamento della sabbia del lago Poyang (il più grande bacino d’acqua dolce del Paese nonché una delle più grandi fonti di sabbia a livello mondiale) lo sta rendendo sempre più propenso alla siccità e sta portando all’estinzione di alcuni tipi di uccelli migratori che venivano a riprodursi qui. Inoltre alcune comunità locali vivevano di pesca, ma anche la fauna ittica sta subendo dei gravi danni e si sta riducendo drasticamente, rendendo impossibile soddisfare al pari di prima i bisogni di questa gente.

Sul fiume Gange, invece, l’erosione delle sponde ha distrutto l’habitat del gaviale, un rettile simile al coccodrillo già di per sé a rischio estinzione.

Anche l’attività di dragaggio in mare uccide centinaia di pesci e organismi che vivono sui fondali e distrugge i loro habitat.

Inoltre, la sabbia è uno dei più grandi filtri naturali per le acque dei corsi fluviali, e se non vengono filtrate portano con sé ancora più inquinanti verso il mare.

In ultimo, ma non meno importante, c’è da considerare lo spreco idrico dovuto all’utilizzo della sabbia marina: siccome è ricoperta di sale, e per le costruzioni non è ottimale, quella estratta dalle profondità dei mari viene letteralmente lavata con acqua dolce, con conseguente spreco che ne deriva.

Per concludere, come avevamo accennato all’inizio dell’articolo, la sempre crescente richiesta di sabbia a livello mondiale si porta dietro anche delle implicazioni sociali, culturali e politiche non indifferenti. Singapore è letteralmente ai ferri corti con quasi tutti i suoi vicini a causa della sua bramosia di sabbia: molti stati come Cambogia o Indonesia stanno regolamentando e limitando l’estrazione della sabbia, ma pare che illegalmente nella ricca città-Stato asiatica continuino ad arrivare milioni e milioni di tonnellate di sabbia proveniente da questi Paesi.

In India, alle Maldive, in Marocco, sono nate delle vere e proprie “mafie della sabbia”, e in alcuni casi si è arrivati anche all’uccisione di giornalisti e personale di polizia che indagavano su queste pratiche illegali. E purtroppo anche in Italia la criminalità organizzata ha messo le mani da tempo su questo florido business.

Ma arrivati a questo punto, cosa si può e si deve fare per porre un freno a questa pratica così distruttiva?

Innanzitutto molti studiosi ritengono che fino ad oggi ci si è preoccupati solo di studiare l’impatto di infrastrutture, strade e costruzioni in natura e nell’ambiente in cui vengono costruite, ma non di che impatto potesse avere sulla natura la ricerca dei materiali adoperati per la realizzazione. Inoltre è ormai opinione diffusa che siamo arrivati al punto in cui si rende necessario sviluppare convenzioni internazionali che regolino l’estrazione, l’utilizzo e il commercio della sabbia adoperata per produrre materiale da costruzione, e nel caso anche stabilire multe e penalizzazioni economiche per chi non rispetti tali regole.

Dall’altro lato, va detto che già da diversi anni l’ingegneria sta testando materiali alternativi come la plastica riciclata, il bambù, la canapa e il legno per rimpiazzare la sabbia nel processo che porta alla creazione del cemento o come elementi costitutivi per le fondamenta, e si sta cercando di migliorare la tecnologia che recupera e ricicla la sabbia dai materiali di demolizione.

Come sempre, anche qui siamo in presenza di una corsa contro il tempo: come abbiamo ampiamente visto nelle righe qui sopra i disastri ambientali e le ripercussioni geopolitiche che si porta dietro lo sfruttamento incessante della sabbia sono ormai molte e in alcuni casi hanno già portato al collasso di situazioni limite, quindi non resta che auspicarsi una ulteriore presa di coscienza da parte delle potenze mondiali e dei grandi gruppi industriali, che vada nella direzione dell’eco-sostenibilità e della tutela ambientale prima ancora che dell’interesse economico individuale.

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Grazie mille

Fabrìs @fiveinwonderland

2 commenti su “UN GRANELLO DI SABBIA CHE PESA COME UN MACIGNO

  1. Io sono senza parole per la quantità di nozioni nuove apprese con la lettura di questo articolo. Davvero sono scioccata , ignoravo totalmente tutta questo mondo e sopratutto questo problema. Grazie per averne parlato!

    1. Grazie a te Azzurra per il tuo commento, ti consiglio di guardare il documentario Sand wars, vedrai le immagini e i racconti di cosa sta succedendo e di come stiamo esaurendo le risorse di sabbia, in tutto il mondo, spesso attraverso un mercato del tutto illegale.

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