Sostenibilità: la finanza green può essere una spinta?

Categorie Ecologia e Sostenibilità

I grandi fondi internazionali si stanno muovendo tutti verso la stessa direzione: appoggio incondizionato a chi mette al centro la sostenibilità. Come spesso accade, l’interesse economico può quindi risultare fondamentale per il cambiamento.

Si è sempre detto che il denaro è il principale antagonista della sostenibilità e la principale causa dello sfruttamento sfrenato che l’uomo sta operando sul pianeta. E questo è innegabile. Ma cosa succederebbe se la situazione si capovolgesse, e la totale mancanza di rispetto per la Terra diventasse una minaccia per la stessa economia?!

E’ questa la preoccupazione che ha iniziato a farsi strada da qualche tempo nella testa dei potenti: infatti sono ormai numerosi i modelli previsionali che certificano come un’economia strutturata così com’è oggi stia diventando insostenibile e potrebbe presto portare al collasso dell’intero sistema economico.

Succede così che i grossi fondi mondiali, a cominciare da BlackRock, il più importante e quello con più soldi in gestione, ben 7 mila miliardi di dollari, decidano di dare una svolta green ai loro investimenti: ne è una conferma quello che il gigante americano ha scritto nella sua consueta lettera annuale ai clienti inviata a gennaio di quest’anno. La lettera recita queste parole: “Noi consideriamo la transizione energetica fondamentale per qualsiasi azienda che voglia avere prospettive di crescita”, e ancora “chiediamo a tutti di rendere pubblici i loro piani per la sostenibilità e se ritengono che i loro modelli di business siano compatibili con l’obiettivo di azzerare le emissioni di Co2 entro il 2050, come fissato dagli accordi internazionali”.

Investimenti green

In realtà avevamo già accennato a quello che abbiamo definito ambientalismo finanziario nel nostro articolo del 18 febbraio sull’Amazzonia, quando raccontavamo dei provvedimenti presi da alcuni dei più grossi fondi di investimento nei confronti di diverse aziende brasiliane che operano nel settore della trasformazione della carne. E il tutto va inserito in un quadro che ha come cornice un’intervista rilasciata nell’aprile del 2019, uscita sotto forma di articolo sul giornale britannico The Guardian, da Mark Carney, allora Governatore della Banca d’Inghilterra, e François Villeroy de Galhau, Governatore della Banque de France (ancora in carica). I due, rivolgendosi alla comunità finanziaria internazionale, affermavano che le autorità di regolamentazione, le banche e gli assicuratori di tutto il mondo non potevano più ignorare i pericoli del climate change, e avrebbero dovuto cominciare a ridurre le proprie partecipazioni in aziende e industrie inquinanti. Sottolineavano poi come il cambiamento climatico fosse un problema globale e di come secondo loro l’intero settore finanziario avesse un ruolo centrale da svolgere.

Dunque il primo a recepire queste parole come abbiamo detto fu BlackRock gia nel 2020, con l’annuncio di un radicale cambio di strategia negli investimenti e la compilazione di una lista nera con 244 grandi aziende che videro bocciato il loro modello di business, nel quale non erano state in grado di integrare un programma di conversione green. Ma di esempi ne abbiamo avuti parecchi altri ultimamente: nei primi nove mesi del 2020, ad esempio, sono stati emessi più di 357 miliardi di dollari in green bonds a livello globale, il 96% in più dello stesso periodo dell’anno precedente. Tra i principali sottoscrittori di questi bonds c’è Hsbc, con il 6,3% del totale. Tutti i fondi raccolti con questi bonds saranno riservati a progetti di sostenibilità.

Anche Goldman Sachs si sta muovendo, ed emetterà strumenti finanziari dedicati per 750 miliardi di dollari nel prossimo decennio.

In Italia, poi, sia Intesa che Unicredit si sono attivate in tal senso: la prima ha un plafond creditizio a supporto dell’economia circolare di 6 miliardi di euro e ha annunciato un piano di finanziamenti da 50 miliardi nei prossimi anni da dedicare a progetti per la sostenibilità, mentre la seconda nel 2020 ha finanziato progetti per le energie rinnovabili per quasi 6,5 miliardi di euro ed ha sottoscritto per i suoi clienti 24,3 miliardi di green bonds.

Conseguentemente alle azioni intraprese dagli istituti creditizi e dai grossi fondi di investimento, alcune aziende di livello mondiale si sono a loro volta mosse nella direzione che sembra sempre di più l’unica via percorribile: quella della svolta green. La LafargeHolcim, azienda franco-svizzera leader mondiale nella produzione di cemento, ha emesso bonds per un miliardo di dollari per investimenti finalizzati a dimezzare le sue emissioni di anidride carbonica entro il 2030. Anche Henkel, azienda chimica tedesca tra le più importanti del mondo, ha sviluppato un piano che la porterà ad abbattere del 75% nei prossimi dieci anni le emissioni di Co2 generate dalla produzione e a coprire il 100% del proprio fabbisogno di elettricità con fonti rinnovabili (in tutti i 184 stabilimenti nel mondo). E anche in Africa e in Asia si sta facendo molto a riguardo, più di quanto si pensi, con la Cina capofila nella gara alla sostenibilità e alla svolta green, come abbiamo visto in uno dei nostri precedenti articoli.

eolico e fotovoltaico

In conclusione, è innegabile come il fatto che colossi come BlackRock, i fondi pensione e gli istituti di credito si siano mossi non può che far accelerare il processo verso un’economia più sostenibile sotto tutti i punti di vista, in quanto sono coloro che dirigono i flussi di investimento e per questo incidono maggiormente sulla transizione green. L’obiettivo generale è rientrare nei parametri fissati dall’ Accordo di Parigi entro il 2030 e in quelli dell’ Unione Europea entro il 2050: il problema è capire se tutto questo basterà, visto che i report scientifici man mano che vengono aggiornati anno dopo anno ci raccontano che il tempo a disposizione per salvare il pianeta in realtà si sta riducendo sempre di più. Certo è che come il denaro ha accelerato il processo di distruzione del pianeta negli ultimi anni, si spera possa al contrario diventare un potente alleato e con la stessa velocità e con l’aiuto di sempre nuove e più sofisticate tecnologie produrre effetti considerevoli e duraturi nel tempo.

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