La giornata mondiale delle api

Categorie Ecologia e Sostenibilità

Le api e gli altri impollinatori versano in uno stato di salute sempre più precario. Scopriamo perché sono così importanti per la natura e per l’uomo e perché dobbiamo proteggerli.

Il 20 maggio si celebra la giornata mondiale delle api, ricorrenza istituita quattro anni fa dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Il primo Paese a proporne l’introduzione è stato la Slovenia, una delle nazioni dove l’apicoltura è più praticata, e la data del 20 maggio è stata scelta poiché coincide con il giorno di nascita di Anton Jansa (1734 – 1773), sloveno e pioniere delle tecniche di apicoltura moderne.

Ma perché dedicare una giornata mondiale a questi animaletti? Innanzitutto perché purtroppo non se la passano molto bene, e in secondo luogo perché sono fondamentali per l’uomo e per la sua sopravvivenza. Garantiscono infatti la biodiversità nell’ecosistema impollinando più di 170 mila specie vegetali diverse, tra cui anche numerose colture alimentari: sono quindi di fondamentale importanza per un sistema alimentare sostenibile e sano. Inoltre, non meno importante, producono il miele, alimento molto amato e utilizzato dall’uomo.

Il loro lavoro in numeri.

In natura esistono circa 20 mila specie di api selvatiche, e il lavoro che svolgono è immenso ed estenuante, tant’è che non hanno una prospettiva di vita particolarmente lunga: quelle primaverili vivono in media 3 settimane, mentre quelle autunnali (prevalentemente femmine) vivono un po’ di più, 3/4 mesi circa. Ogni ape visita mediamente 7000 fiori al giorno: tra questi ci sono il 90% di quelli delle piante selvatiche e oltre il 75% di quelli delle colture alimentari mondiali. Addirittura oltre 70 delle 100 colture più importanti per l’uomo esistono e si riproducono solo grazie alla loro costante azione di impollinamento, e da loro dipende la resa di quasi il 35% della totalità dei suoli coltivati al mondo. Tra le colture che dipendono esclusivamente dagli impollinatori ci sono mele, pere, fragole, cipolle, zucchine, pomodori, mandorle, castagne, caffè, cacao e tanti altri. É facile capire quindi che senza di loro il nostro apporto di vitamine sarebbe drasticamente ridotto e la nostra salute patirebbe forti conseguenze.

Perché sono in pericolo e qual’è la situazione in Italia

La situazione delle api negli ultimi 30 anni si è fatta sempre più critica, a causa dell’uso sempre più massiccio di pesticidi, insetticidi, fitofarmaci, dello sfruttamento eccessivo dei terreni che non hanno più nutrienti, ma anche a causa dell’inquinamento e dei cambiamenti climatici. Secondo la FAO dal 1980 al 2010 la popolazione mondiale di api si è ridotta del 36%, e attualmente il 35% delle specie di impollinatori invertebrati è a rischio estinzione. Già negli anni 50′ e 60′, soprattutto in America (e di questo ci eravamo già occupati nell’articolo sulla giornata mondiale della Terra) venivano studiati e portati all’attenzione dei media i danni provocati dalle sostanze chimiche impiegate nei campi, ma è solo negli ultimi anni che molte nazioni hanno iniziato a rendersi conto veramente della situazione, cercando di ridurne l’utilizzo: la Slovenia, ad esempio, per tornare al paese ideatore di questa ricorrenza, già nel 2011 ha vietato l’uso di pesticidi che danneggiano le api, e altri Paesi le stanno andando a ruota. Sono diversi infatti i parlamenti in cui si stanno studiando rimedi a riguardo, tra cui anche quello italiano, dove la discussione del Ddl n.988 (disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico) dovrebbe garantire una maggior tutela anche degli impollinatori.

La situazione in Italia infatti non è diversa da quella del resto del mondo: secondo alcuni dati riportati da Greenpeace, solo in Lombardia negli ultimi mesi circa 10 milioni di api non hanno mai fatto ritorno agli alveari, mentre Coldiretti sottolinea come a causa del clima alterato svariati miliardi di api stiano soffrendo la fame. L’inverno troppo caldo e le improvvise gelate primaverili hanno decimato la popolazione degli impollinatori in molte regioni dello stivale, mettendo a rischio l’esistenza di migliaia di alveari: le piante in piena fioritura infatti hanno subìto il contraccolpo climatico influendo sul raccolto del polline e sulla produzione di miele. Si è addirittura arrivati a dover somministrare dei veri e propri biberon di sciroppo a base di miele e zucchero in molti alveari per consentirne la sopravvivenza.

Va sottolineato però che se da un lato il clima ha inciso negativamente sulla popolazione delle api e degli altri impollinatori sul territorio nazionale, dall’altro il monitoraggio intensificatosi negli ultimi anni ha dimostrato come nel 2020, diversamente dagli anni precedenti, sono state rinvenute quantità di pesticidi e di metalli pesanti decisamente inferiori nei campioni posti sotto osservazione.

Cosa possiamo fare tutti per aiutare le api e gli altri impollinatori

La gravità della situazione, per un motivo o per l’altro, è comunque sotto gli occhi di tutti, addetti ai lavori ma non solo. Bisogna quindi adoperarsi per aiutare e facilitare il compito di questi animaletti così importanti, e per questo anche noi che non siamo apicoltori possiamo contribuire mettendo in pratica alcune accortezze che possono rivelarsi davvero fondamentali: innanzitutto piantare fiori e piante che siano ricchi di polline e nettare come primule, gerani e lavanda, a seconda delle stagioni, tagliare con meno frequenza l’erba nei prati e le piante lasciandogli il tempo di fiorire, non distruggere e non disturbare gli alveari ed infine, ovviamente, non utilizzare pesticidi o concimi chimici nei nostri giardini.

arnie per api

Riguardo a quest’ultimo punto in particolare, non possiamo non concludere invitando tutti a sottoscrivere la petizione “STOP PESTICIDI” lanciata dal WWF nell’ambito della campagna Food4Future, dove si chiede alla Commissione Europea di vietare l’utilizzo dei pesticidi più pericolosi per le api e gli altri impollinatori e un sostegno maggiore all’agricoltura biologica, che attraverso l’utilizzo di pratiche più sostenibili può contribuire a proteggere queste bestiole.

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