Chi fu Thor Heyerdahl???

Categorie -, I nostri viaggi

Qualche settimana fa, ho condiviso sui nostri profili social un’ immagine, relativa ad un monumento presente sul molo del paese in cui viviamo, (per chi non lo sapesse, attualmente risiediamo a Marina di Andora, sulla costa del Ponente Ligure).

Sulla lastra di pietra in questione, vi è scritta una frase, ricca di significato: “Frontiere? Non ne ho mai viste. Ma ho sentito dire che esistono nella mente di alcune persone. “ Thor Heyerdahl-.

Monumento in onore di Thor Heyerdahl sul molo di Andora (SV)

Nel mio post avevo scritto che nonostante la persona che disse questa frase fosse un uomo nato nel 1914, trovavo nelle sue parole un tema caldo ed estremamente attuale.

Per chi come noi vive ad Andora diventa semplice conoscerlo, perchè lui è un personaggio illustre qui, al quale è stata dedicata una sezione all’interno del museo minerologico “Luciano Dabroi” (giusto qualche info sul museo: può essere considerato, per quantità e per qualità il secondo Museo di Mineralogia d’Europa, dettaglio direi non poco rilevante; il museo propone una collezione di più di 5000 pezzi donata al Comune di Andora dal dottor Luciano Dabroi, cittadino andorese, scrittore e studioso al quale il museo è appunto intitolato).

Il museo si trova nell’edificio storico che racchiude il nostro polo culturale, Palazzo Tagliaferro.

Ma vediamo insieme chi è stato quest’uomo:

Thor Heyerdahl, nacque a Larvik, Norvegia, nel 1914, la sua passione per le scienze naturali fu una sorta di eredità, sicuramente ricevuta dalla madre Alison, darwinista convinta: pensate che all’età di 7 anni lui allestì un vero e proprio museo zoologico.

All’università scelse di iscriversi alla facoltà di biologia di Oslo, dove studiò zoologia e geografia, ma ad un certo punto iniziò ad interessarsi all’antropologia polinesiana, nella quale si specializzò, grazie alla biblioteca privata di un commerciante che custodiva all’epoca una delle raccolte più fornite e complete sull’argomento.

Possiamo dire che questo incontro determinò il suo futuro, i suoi studi e lo scopo di tutta la sua vita.

Tutto ebbe inizio durante un lungo soggiorno sulle Isole Marchesi, dove Heyerdahl ebbe modo di elaborare una nuova teoria sul popolamento dell’Oceania; secondo lui vi era un legame tra le popolazioni del Sud America e quelle delle Isole del Pacifico, dovuta al fatto che ci fossero stati spostamenti transoceanici in epoche davvero molto antiche, addirittura antecedenti rispetto al periodo precolombiano; era fermamente convinto del fatto che gli indiani d’America arrivarono a popolare le isole dei mari del Sud, anche attraverso la leggenda di Kon-Tiki Viracocha, un capo indiano che secondo i racconti aveva navigato dal Perù verso il tramonto ad Ovest su una grande zattera di legno di balsa.

Questa teoria fu definita da molti studiosi dell’epoca discutibile, per alcuni assolutamente impensabile, l’archeologo Herbert Spinden lo sfidò apertamente: “Sì, provaci tu a viaggiare dal Perù alle isole del Pacifico a bordo di una zattera di legno di balsa.”

Detto, fatto…Lui decise di dare dimostrazione al mondo intero, creando l’imbarcazione protagonista della sua prima spedizione, Kon-Tiki, una zattera, e indovinate un pò?…Costruita proprio di legno di balsa.

Immagine presa dal web, Kon-Tiki 1947

Fu così che il capitano Heyerdahl salpò a bordo del suo Kon-Tiki, nel lontano 28 Aprile 1947 dal porto di Callao in Perù, insieme ad altri 5 uomini e un pappagallo.

Tra i compagni di Heyerdal, solo uno era esperto di navigazione, in quanto aveva lavorato nella marina mercantile per 5 anni, ma la cosa che mi ha colpito di più di questa storia è che nessuno di loro aveva mai condotto una barca a vela, tanto meno una zattera, ma tutti diedero piena fiducia alla teoria del loro capitano, lui era convinto che avrebbero imparato navigando, inoltre i venti orientali e la corrente Humboldt, secondo i suoi studi, avrebbero infine portato il Kon-Tiki a raggiungere la loro meta.

Immagine presa dal web, indica la rotta del Kon-Tiki

Tutti gli esperti dell’epoca pensarono che si sarebbe dimostrata un’impresa suicida, invece dopo 14 giorni di navigazione Heyerdahl affermò che la loro imbarcazione teneva il mare in una maniera fantastica.

Fu così che dopo ben 101 giorni in mare il Kon-Tiki si incagliò in una barriera corallina nell’atollo di Raroia in Polinesia, e Thor Heyerdahl, con il suo equipaggio, dimostrò al mondo che gli indiani del Sud America avrebbero potuto raggiungere le Isole del Pacifico con delle semplici zattere di legno di balsa.

Mentre scrivo tutto questo ho la pelle d’oca, perchè secondo me Thor Heyerdahl dimostrò molto di più di una teoria sul popolamento di un’area geografica, qualcuno direbbe che la fortuna aiuta gli audaci, e di audacia ce n’è stata senz’altro nei suoi progetti, ma vedo anche la forza di volontà di raggiungere i propri obiettivi, la volontà di inseguire i propri sogni, di difendere le proprie teorie e ideali, vedo la caparbietà e la passione di un uomo che ha amato viaggiare, che ha amato la natura selvaggia del nostro Pianeta e che negli anni a seguire si è sempre impegnato per trasmettere ideali di pace, di uguaglianza e di difesa nei confronti dell’ambiente.

Kon-Tiki diventò presto anche il titolo di un libro, scritto da Heyerdahl nel 1948, ancora oggi il più venduto al mondo scritto da un autore norvegese, tradotto in 70 lingue, vendette decine di milioni di copie.

Immagine presa dal web, Copertina del libro.

Nel 1951 arrivò anche l’Oscar come migliore documentario, tratto ovviamente dalle riprese girate durante il viaggio e ovviamente creato da Heyerdahl in veste di regista.

Immagine presa dal web, copertina del DVD, Kon-Tiki, documentario Premio Oscar, 1951

Nel 2012, a 10 anni dalla sua morte, uscì anche il film, Kon-Tiki, diretto da Joachim Rønning e Espen Sandberg, entrambi registi norvegesi, successivamente candidato all’Oscar nel 2013, come miglior film straniero, anche se non vinse.

Immagine presa dal web, Film Kon-Tiki, 2012

Per Heyerdahl Kon-Tiki fu solo la prima di tante altre spedizioni, con lo scopo di dimostrare che fin dalle epoche più antiche varie popolazioni avessero navigato, anche a bordo d’imbarcazioni fatte interamente di materiali naturali e apparentemente poco solide e sicure.

Negli anni a veire, con la spedizione Ra II, datata 1970, lui riuscì a dimostrare che le somiglianze culturali tra le civiltà precolombiane e quelle assiro-babilonesi, potessero non essere affatto casuali.

Immagine presa dal web, Ra II, 1970

Tutti gli archivi di Heyerdahl, contenenti 238 collezioni da tutto il mondo, sono stati aggiunti, anni dopo la sua morte, nel registro UNESCO “Ricordi del Mondo”: una raccolta composta da fotografie, diari, lettere private, progetti delle spedizioni e avventure, articoli di giornali, libri e manoscritti dal 1937 al 2002 (anno della sua morte), il tutto amministrato dal Museo Kon-Tiki e dalla Biblioteca Nazionale della Norvegia con sede a Oslo.

Thor Heyerdahl fu senza dubbio un grande uomo, che fece grandissime cose, fu un viaggiatore, un esploratore, un antropologo, un etnologo, un archeologo sperimentale, un regista e scrittore amante del mondo, delle sue storie fatte di popoli e bellezze naturali, ambientalista convinto e attivo nella lotta contro l’inquinamento.

Immagne presa dal web, Thor Heyerdahl intorno al 1980

Fu un uomo dai forti ideali, basati sulla pace tra i popoli, lui sosteneva che tutti gli essere umani fossero uguali, che persone di tutte le etnie potessero vivere e lavorare insieme a prescindere dalle loro culture, religioni, idee politiche e provenienze geografiche, proprio per questo fu un membro molto attivo e successivamente vice-presidente onorario del Movimento Federalista Mondiale, un’organizzazione che lavora per la pace e la cooperazione oltre le frontiere.

Riguardo al tema dell’uguaglianza lui scelse di fare, all’interno di alcune delle sue spedizioni, dei veri e propri esperimenti sociali, creando equipaggi composti da uomini di etnie diverse, che potessero convivere a stretto contatto, sotto stress, dovendo collaborare per un solo scopo: quello del bene comune.

Dopo aver visto quasi tutto il mondo, mentre era intento ad esplorare i cinque continenti, Thor Heyerdahl, l’avventuriero, ad un certo punto della sua vita rimase folgorato dalla bellezza del Borgo Medievale di Colla Micheri, (frazione del nostro paese), grazie alla sua magia, alla bellezza del suo panorama mozzafiato, e fu così che scelse di venirci a vivere nei periodi in cui non viaggiava, acquistò numerosi edifici ristrutturandoli nel corso degli anni.

Vista da Colla Micheri

Heyerdahl fu anche padre, ben 5 volte, e i suoi figli hanno ereditato i suoi interessi, ispirandosi a lui: ognuno di loro si è dedicato nella vita a qualcosa di strettamente collegato alle attività e passioni trasmesse dal padre.

Il figlio Bjorn pare viva ancora qui e che da qui diriga gran parte dei progetti di salvaguarda ambientale e soluzioni eco-sostenibili di cui è promotore in tutto il mondo, dall’Africa all’Asia fino al Sud America.

Come accennavo prima, Thor Heyerdahl morì nel 2002 dove scelse di trascorrere gli ultimi anni della sua vita e di morire: a Colla Micheri.

Monumento funebre in onore di Thor Heyerdahl, Colla Micheri

Ancora oggi le sue ceneri giacciono qui, nel posto che lui scelse per sé e la sua famiglia, in un luogo che continua a custodire la sua immortale magia, anche grazie alla storia di un cittadino del mondo, che fece di questo piccolo borgo la sua casa.

Un abbraccio grande, Deb #fiveinwonderland

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Five in Wonderland

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